FRAGILITA’ (quinta puntata) #cronachediunadimissione

FRAGILITA’ (quinta puntata) #cronachediunadimissione

Dopo la mia dipartita dal mondo del lavoro classico, come lo conoscono tutti, ho capito che dovevo ricominciare prendendomi cura della mia anima accettando le mie fragilità. Prima di ripartire in quarta e pensare subito a cosa fare e che strada percorrere, ho deciso che mi sarei presa cura di me stessa, tutto il resto poteva aspettare.

I primi giorni

I primi giorni che mi sono svegliata senza il pensiero di scappare al lavoro, sono stati insolitamente positivi! Mi sentivo stranamente leggera, dico stranamente perché io e l’ansia siamo una cosa sola e tutto mi sarei aspettata tranne questa sensazione di aria nuova nei polmoni, questo sentirmi perfettamente centrata e presente. Immagino che la serenità possa assomigliare molto a quello che mi è capitato di provare nei primissimi giorni di libertà! Il solo fatto di non essere più costretta a vedere certe persone tutti i giorni, era per me come l’uscita da una galera. Ho capito che, dopo un cambio di rotta così importante, sarei potuta cadere a pezzi e impazzire oppure avrei potuto scegliere di rimanere in piedi con il sorriso di chi ha raggiunto la consapevolezza di volere essere di più di una semplice dipendente.

La scelta giusta

Nelle prossime “cronache di una dimissione” vi racconterò meglio questo cambiamento e tutto quello che sto facendo per ricostruire la mia identità…. Sì, perché d’ora in poi non mi sentirò più chiamare “impiegata”! Ma, dopo questa prima fase di calma, come volevasi dimostrare, ecco che l’ombra dell’ansia ha iniziato ad insinuarsi nelle mie giornate, iniziando a domandarmi se avessi fatto la scelta giusta. Che poi cosa vuol dire “scelta giusta”? Ci ho pensato e riflettuto ma l’unica conclusione a cui sono arrivata è che non esiste un giusto o sbagliato. C’è una situazione che mi sono trovata a vivere, un insieme di fattori che mi hanno portato a fare una scelta con il suo carico di pro e di contro. Tutto dipende da quanto sarò disposta a rivoluzionare la mia vita e, mostrarmi fragile, è il prezzo da pagare per essere autentica, vera e sincera prima con me stessa e poi con chi mi sta accanto e mi ha sempre sostenuta.

Il pianto liberatorio

Così sono crollata e ho avuto la mia prima crisi di pianto mentre tagliavo le zucchine per la cena. (ve ne avevo già parlato in questo articolo) Un pianto liberatorio che non era arrivato prima, con il suo carico di responsabilità e insicurezze. Solo dopo un paio di settimane, dopo aver creduto di essere così forte da potermi permettere la serenità e l’equilibrio emotivo tanto desiderato, ecco che mi sono fatta prendere dallo sconforto, dal dubbio di non aver fatto i conti con quella sicurezza che solo il posto fisso sa darti. In fondo cosa avrei mai potuto fare io? Abituata a fare le mie 4 ore al giorno con uno stipendio sicuro a fine mese? La paura ha preso il sopravvento e ha fatto crollare tutto il mio entusiasmo e ha spazzato via in un istante quella breve e piacevole sensazione di serenità! Il mio ultimo giorno da dipendente lo ricorderò per sempre! La mano che tremava sulla tastiera mentre premevo INVIO (stavo veramente scrivendo e spedendo le mie dimissioni).

Una vera rivoluzione

Per me che sono nata così, è una vera rivoluzione, pensare a me come un insieme di capacità da sfruttare, come una sola unità indipendente capace di scegliere e decidere in ogni minuto, in ogni ora, in ogni giorno cosa fare e non fare. Non sarà facile, ma ci proverò, e per voi, cercherò di documentare tutti i progressi, tutti i passi falsi, tutte le sconfitte che riceverò da ora in poi. Sarà vietato deprimersi: la vita è sempre più forte. Oltre alla Logica, coltiverò la Fantastica (come la chiama il grande Gianni Rodari) alimentando ogni giorno la creatività e la voglia di rimettermi in gioco. Per esistere siamo costretti ad esporci ed io ho deciso di farlo tra le pagine di questo blog, in questa rubrica che ho chiamato “cronache di una dimissione”, proprio per documentare quello che potrebbe succedere a chi di voi, per un motivo o un altro, arrivasse a prendere la decisione che ho preso io.

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